BERGAMO - Mostra di pittura “Macchinetta Trombetta 2”
L’arte di Tarcisio Merati detto Coccolone negli anni dell’ospedale psichiatrico di Bergamo dagli anni 70 agli anni 90. Gennaio Marzo 2010 - Al Vecchio Tagliere – Piazzetta Manzù - Bergamo
La mostra che apre il 2010 alla galleria del Vecchio Tagliere di Via Sant’Alessandro vuole in qualche modo richiamare l’attenzione sulla relazione che lega l’arte alla sofferenza del vivere, con particolare riferimento al disagio psichico. Con la proposta di Tarcisio Merati non si intende far riferimento esplicito a grandi autori della storia dell’arte che hanno vissuto storie personali simili ma piuttosto sottolineare come l’espressività dirompente di chi non ha voce e linguaggi altrimenti interpretabili possa trova sbocchi e canali mediati dai codici dell’arte.
E’ probabilmente quanto è accaduto a Merati e ad altri come lui che, anche grazie agli atelier allestiti negli ospedali psichiatrici e all’azione “maieutica” di operatori come l’amico di una vita: Amilcare Cristini, possiamo leggere alcuni “messaggi di vita” trasposti in forme e colori che a noi spetta percepire e interpretare per quanto riusciamo e possiamo.
Il riferimento a Cristini non è certo casuale e marginale, è lui l’artista – operatore sociale” dell’ospedale psichiatrico di Bergamo che per trent’anni ha organizzato e gestito l’attività e lo spazio in cui operavano gli “ospiti” della struttura accompagnando l’intera vicenda artistica di Merati e di molti altri.
Ecco quindi che questa mostra ben si colloca nel percorso delle gallerie del Vecchio Tagliere, notoriamente costellato di riferimenti sociali e culturali di impegno civile. Le opere esposte provengono essenzialmente dalla collezione di Cristini cui appartengono un centinaio di dipinti che rappresentano una buona quota della produzione di Merati e il frutto di una relazione umana ed artistica durata molti anni.
Tarciso Merati detto Coccolone
piccola biografia dell'artista
Tarcisio Merati nasce a Bonate Sopra in provincia di Bergamo, il 27 maggio 1934. La sua è una famiglia di artigiani. La madre a tempo perso fa anche la sagrestana per la chiesa presso la quale vive.
Nell’estate del 1959 è ricoverato per la prima volta nell’ospedale psichiatrico di Bergamo. La cartella clinica recita: "Sindrome dissociativa, schizofrenia"; più tardi: "Psicosi in ritardo mentale". Entra ed esce dal manicomio più volte.
Negli anni seguenti, dal 1974 al 1984, le cartelle cliniche non registrano nessun cambiamento sostanziale. Eppure è avvenuta una grande novità. In una nota clinica del 23 luglio 1983 si può leggere: "Discretamente pulito, anche nel reparto e all’atelier, disegna quadri piuttosto astratti". E sono quegli gli anni più attivi e probabilmente più interessanti nella produzione artistica di Merati. Il tutto avviene nell’'ormai mitico Atelier o reparto ergoterapico dell’'ospedale psichiatrico bergamasco gestito per tutta la sua durata da Amilcare Cristini, che sarà e rimarrà fino alla fine il suo amico e referente più importante e forse (data la medesima passione per la pittura) il suo involontario iniziatore all’amore per i pennelli e i colori. Cristini avrà anche il merito significativo di non interagire ne condizionare il particolare estro dell’artista Merati, limitandosi ad osservarne incuriosito ed attento il suo sviluppo. Non dimentichiamoci che "Coccolone" artisteggia anche con le parole e con la musica. Anzi all’epoca egli era più famoso, ed in qualche verso "ricercato" proprio per la meravigliosa eccentricità del suo linguaggio, e delle sue incomprensibili ma geniali performance dialettiche. La musica da lui suonata (specialmente sullo scordato pianoforte dell’atelier) aveva invece caratteristiche ossessive e minimaliste.
Nel campo artistico i suoi soggetti sono spesso ripetuti in una serialità convulsa. quasi sempre sono delle Story Toy, giocattolini astratti come le note machinette trombette, o aeroplanino sliurino e scaleno. Per non parlare degli innumerevoli uccellini sul nidino, le pigne e i cactus.
Nel 1983, con frequenti permessi, e poi nel 1984, illimitatamente viene liberato dall’obbligo di rimanere all’ospedale. Di conseguenza deve lasciare l’atelier e la sua attività artistica si interrompe, tornato a casa sotto la responsabilità della sorella, Merati smette di dipingere.
Nel 1991 Tarcisio si trasferisce in una casa di riposo vicino al vecchio ospedale, dove c'è ancora l’atelier (che nel frattempo ha cambiato di nuovo per la terza volta la sua sede), che egli riprende a frequentare. Ma il ritmo è ormai più stanco, più lento. Nel 1993, grande avvenimento: gli viene organizzata la sua prima mostra al Teatro Sociale di Bergamo. Nel 2006 una seconda mostra ancora più importante al palazzo della ragione nella bella città alta di Bergamo. Tarcisio trascorre serenamente gli ultimi anni della sua vita. Il 22 ottobre 1995 muore per un tumore al polmone.


